venerdì 29 aprile 2011

Just around the corner, closer to the heart..

Alzava l'occhio tra le fronde degli ippocastani, dov'erano più folte e solo lasciavano dardeggiare gialli raggi nell'ombra trasparente di linfa, ed ascoltava il chiasso dei passeri stonati ed invisibili sui rami. A lui parevano usignoli; e si diceva: "Oh, potessi destarmi una volta al cinguettare degli uccelli e non al suono della sveglia e allo strillo del neonato Paolino e all'inveire di mia moglie Domitilla!" oppure: "Oh, potessi dormire qui, solo in mezzo a questo fresco verde e non nella mia stanza bassa e calda; qui nel silenzio, non nel russare e parlare nel sonno di tutta la famiglia e correre di tram giù nella strada; qui nel buio naturale della notte, non in quello artificiale delle persiane chiuse, zebrato dal riverbero dei fanali; oh, potessi vedere foglie e cielo aprendo gli occhi!"


Italo Calvino, "La villeggiatura in panchina" (dalla raccolta di racconti "Marcovaldo, ovvero le stagioni in città")


Una panchina, all'ombra di un albero, gli scalini di una chiesa..c'è sempre un posto che sentiamo più "nostro", un posto che diventa il Nostro posto..Magari un posticino insignificante, malandato, delle nostre città, magari non quelli che sono sulle cartoline..ma un posto, in città, che ci fa stare bene. Come una specie di rifugio..ti va di raccontarcelo? Just around the corner, closer to the heart è un'opportuninatà per condividere un pezzo di cuore che abbiamo trovato nella nostra città, è organizzato dagli amministratori della pagina L'unica vera sorgente dell'arte è il nostro cuore..

Per partecipare ti basta:

● scattare una fotografia e condividerla o nella bacheca dell'evento su facebook o caricarla tramite Flickr o ImageShack e lasciare il link nei commenti a questo post
● indicare cosa rappresenta e la città dove si trova
● spiegare in poche righe perchè questo angolo è speciale per te
● nel caso lasciaste la foto qui tramite i commenti, sarebbe necessario che lasciaste anche il vostro nome e cognome (se non desiderate farlo per via pubblica, sul mio profilo trovate la mia mail privata; nel caso non voleste del tutto lasciarlo, sarà indicato solo l'indirizzo del blog in allegato alla foto, quindi sarebbe carino se non lasciaste commenti/foto anonimi!)

Non è un concorso, non c'è un premio in palio, è solo un'occasione per far conoscere qualcosa di diverso delle nostre città, guardarle da un altro..angolo per portarle nel cuore. Le foto che ci manderete, infine, verranno raccolte e pubblicate in un album della nostra pagina..in fondo anche questa è Arte, no? ;)


Sevilla - Andalucía, Spagna

Questo è un piccolo spiazzo si trova dietro la chiesa di San Marco, nel quartiere della Macarena a Sevilla (quello che si vede sulla sinistra è l'entrata di un vecchio monastero semi abbandonato, la chiesa in questione si trova sulla destra, non inquadrata nella foto). E' un pò lontano da casa mia, ma passeggiando un giorno mi sono ritrovato li quasi senza rendermene conto e da allora non posso fare a meno di passarci..se passate da queste parti, il sabato mattina probabilmente mi troverete a leggere proprio su quella panchina ^^ non è nulla di che, è un angolo quasi sconosciuto, come la chiesa stessa che è praticamente abbandonata e quasi sempre chiusa al pubblico, però è perfetto per stare un pò in pace sotto il sole e circondato dal verde :)



giovedì 7 aprile 2011

Jack Vettriano


Danza ai limiti dell'amore - J. Vettriano, 2007


«Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
Conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicuro
Alzami come un ramo d'ulivo e diventa la colomba
che mi riconduce a casa
Conducimi fino alla fine dell'amore
Oh fammi vedere la tua bellezza quando le prove sono perdute
Fammi sentire il tuo movimento come fanno in Babilonia
Mostrami lentamente ciò di cui solo io conosco i limiti ù
Conducimi fino alla fine dell'amore».

(traduzione di "Dance Me to the End of Love" di Leonard Cohen)

L'espressione più dolce che possa esistere è quell'espressione leggera che parte dal cuore e dall'anima e fluisce nel movimento del corpo. Non pensare che la danza sia un insieme di passi...ma una risposta della bellezza dell'anima che viene dal cuore. La danza è un pensiero che in quel momento si concretizza e diventa un desiderio..e poi un bisogno...


♩♫ ♭♪


Craig Armstrong - "This love"

http://www.youtube.com/watch?v=gEsUiQIyzd8

Jan Vermeer


La Ragazza con l'orecchino di perla - Jan Vermeer, 1666


«Un giorno scrissi il suo nome sulla sabbia, ma vennero le onde e lo lavarono via: ancora lo scrissi con una seconda mano, ma venne la marea e rese ai miei dolori la sua preda. "Uomo inutile" disse lei, "che cerchi invano di rendere immortale una cosa mortale; perché io stessa andrò incontro a questo decadimento, ed anche il mio nome sarà cancellato similarmente." "Non così" dissi io;"lascia che le cose più umili decidano di morire nella polvere, ma tu vivrai nella fama; il mio verso renderà eterne le tue virtù, e nei cieli scriverò il tuo nome glorioso. Dove e quando la Morte sottometterà tutto il mondo, il nostro amore vivrà, e si rinnoverà dopo la vita" »

[Edmund Spenser]


♩♫ ♭♪


Loreena McKennitt - She moved through the fair

http://www.youtube.com/watch?v=Zr_hhkY4Bnk

martedì 5 aprile 2011

Claude Monet, «Mon Histoire»

Voglio dipingere l'aria nella quale si trovano il ponte, la casa, il battello. La bellezza dell'aria in cui sono, e la cosa è non meno che impossibile. Oh, se potessi contentarmi del possibile!



Leggere gli scritti degli artisti è sempre molto istruttivo e interessante, poichè quasi sempre aiuta a definire e completare perfettamente la visione delle opere prese in esame, che osserviamo spesso superficialmente; gli storici dell'arte hanno individuato alcuni tipi di analisi fondamentali per questa comprensione totale, basati sui seguenti elementi: iconografia (metodo descrittivo), iconologia (metodo connotativo), elementi formali (colore, linee, forme, spazio e stile), profilo culturale e artistico (in riferimento all'artista) e contesto storico-sociale (in riferimento all'artista, all'opera e al committente). Questa raccolta di scritti di/su Monet è, per l'appunto, fondamentale per dare il giusto peso a questo personaggio, padre di una delle correnti di arte moderna più amata nel mondo; dirà lui stesso: io solo posso conoscere le mie inquietudini e il male che mi procuro per finire tele che non soddisfano neppure me stesso. Evitiamo fraintendimenti e fantasie, e diamo spazio alla voce stessa degli autori!

Mon Histoire è il testo dell'intervista, pubblicata su "Le Temps" (Parigi, 26 Novembre 1900), che Claude Monet rilasciò a Françoise Thiébault-Sisson in occasione della sua esposizione parigina presso la galleria di Durand-Ruel. Il libro si apre con quest'intervista dove Monet racconta in poche pagine l'evoluzione della sua vita, tra il privato e il professionale, la nascita della sua passione, il raggiungimento della sua fortuna, ma soprattutto gli insegnamenti dei suoi maestri, quali Boudin e Jongkind fra tutti.

I Pensieri, al seguito, sono la parte più interessante del libro. Attraverso le sue parole tratte da lettere inviate ad amici e parenti (Renoir, Bazille, Durand-Ruel, Alice Hoschedé, Geffroy), mostra la parte forse più sconosciuta della sua figura, quale l'animo ossessionato e tormentato dietro la sua pittura. Come si suol dire, l'uomo prima del mito.

Non dormo più per colpa loro. Di notte sono ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino piegato dalla fatica. L'alba mi ridona coraggio, ma l'ansia torna non appena varco la soglia dello studio. Dipingere è così difficile e torturante. Lo scorso autunno ho bruciato sei tele insieme alle foglie morte del mio giardino. Ce n'è abbastanza per far perdere la speranza. Ciò nonostante non vorrei morire prima di aver detto tutto quello che avevo da dire o, almeno, di aver tentato di dirlo. E i miei giorni sono contati... Domani, forse...


Lo stile di Monet non è solo una dichiarazione artistica altamente poetica, come siamo soliti leggerla e valutarla, ma è una vera e propria sfida, un impegno che si rinnova ostinatamente ogni volta che posiziona il cavalletto davanti all'imprevedibile e affascinante spettacolo della natura. Una vita totalmente consacrata alla pittura, ogni giorno è la scoperta di qualcosa di nuovo che ancora non era riuscito a vedere, è una vita ossessionata da essa e piena di insoddisfazioni per il suo stesso lavoro, che lo fa stare sveglio dalle 4 del mattino, sgobbare tutta la giornata e arrivare la sera distrutto dalla fatica al punto di aver dimenticato tutti i miei doveri non pensando ad altro che al lavoro ho intrapreso, distruggere decine di tele ogni giorno, ma di esserne allo stesso tempo felice perchè grazie al lavoro, unica consolazione, tutto va bene. La ricerca della luce e la rappresentazione dell'atmosfera, in primis, sono gli elementi cardine della sua "poetica", osservati e tanto ammirati con la sua famosissima tecnica di pittura en plein air (all'aria aperta).


Mi sforzo e lotto con il sole. E che sole, qui! Bisognerebbe dipingere con l'oro e con le gemme.

Sono decisamente rattristato, c'è un tempo spaventoso, è impossibile lavorare fuori. Ho voluto provare stamani e sono riuscito solo ad inzupparmi di pioggia. C'è una tempesta terribile. Il mare si è alzato così tanto da fare gravi danni e tutte le barche che avevo cominciato sono a soqquadro, nessuna è più al suo posto. Non so se riuscirò a finire anche una sola cosa. Mi fa rabbia e mi dispiace. Ho cominciato molte cose dalla mia finestra nel caso in cui la tempesta perduri.

Ho ripreso cose impossibili da fare: dell'acqua con dell'erba che ondeggia sul fondo..è mirabile a vedersi, ma fa impazzire volerla rendere. E io mi ostino sempre in imprese simili.

Lavoro con una lentezza esasperante, ma più avanzo e più vedo che occorre molto lavoro per arrivare a rendere quel che certo: "l'istantaneità", soprattutto l'involucro, la stessa luce sparsa su tutto, e più che mai mi disgustano le cose facili che vengono di getto.



Dal 1902 la vista ormai comincia ad abbandonarlo e la morte del figlio lo getta in uno stato di disperazione, il tutto corniciato dalla solita insoddisfazione per il suo lavoro che lo prostra totalmente. Nonostante tutto però, a settantaquattro anni, inizia il suo ultimo e monumentale progetto. Si fa sistemare sulle pareti dell'atelier dodici tele (ciascuna di due metri di altezza e quattro di lunghezza), e per più di dieci anni lavora a quello che potremmo tranquillamente definire il suo testamento artistico e spirituale: le Ninfee. Solo la morte saprà fermarlo dal suo sogno. Questa serie di tele conta ben 250 esemplari, fu eseguita per rappresentare piccoli angoli del suo personale paradiso terrestre, un bacino d'acqua da lui stesso creato di circa duecento metri di circonferenza, alimentato da un braccio del fiume Epte; è bordato di iris e di piante acquatiche diverse in una cornice di alberi, in cui dominano i pioppi e i salici. Quel luogo fiabesco sorge nel suo amato paesino di Giverny.


Ho dipinto un infinità di ninfee, cambiando sempre punto d'osservazione, modificandole a seconda delle stagioni e adattandole ai diversi effetti di luce che il loro mutare crea. E l'effetto cambia incessantemente, non soltanto da una stagione all'altra, ma anche da un istante all'altro. [...] Per ricavare qualcosa da questo continuo mutare bisogna avere cinque o sei tele sulle quali lavorare contemporaneamente e bisogna spostarsi dall'una all'altra tornando rapidamente alla prima, non appena l'effetto interrotto riappare.

La terzultima sezione del libro comprende le Testimonianze di personaggi illustri del tempo, che hanno avuto l'occasione (e per molti si parla anche di piacere e onore) di conoscerlo personalmente o comunque di entrare a contatto con la sua arte:


Non potete immaginare che sollievo sia poter ammirare qualcosa, quando sei stanco di ridere a crepapelle o di scrollare le spalle. Non conosco Monsier Monet, non credo neppure di aver mai visto una sua tela, tuttavia mi sento quasi come un suo vecchio amico e questo perchè la sua pittura rigurgita di energia e di verità.


Emile Zola

Quando si guarda con attenzione una serie di quadri di Claude Monet si prova una certa paura; sembra di trovarsi in presenza delle creazioni di un dio, ed è vero. Il procedimento sembra fotografico; ma, in questo lampo, il genio ha collaborato con l'occhio e la mano, per cui l'istantanea è un'opera personale, di un'assoluta originalità; non è né uno schizzo né un abbozzo, né uno studio, ma un poema stupendo e compiuto.

Remy de Gourmont




Il motivo è per me insignificante; quel che voglio riprodurre è quanto c'è tra il motivo e me.